domande


 

Le tue domande......le nostre risposte!

 

 

 

 

 

 

“L’assistenza è un’arte;

e, se deve essere realizzata come un’arte,

 richiede una devozione totale ed

una dura preparazione,

 come per qualunque opera

di pittore o scultore; 

con la differenza che non si ha a che fare

con una tela o un gelido marmo,

 ma con il corpo umano,

il tempio dello spirito di Dio.

 

E’ una della belle Arti

 

Anzi, la più bella delle Arti Belle”

 

Florence Nightingale


 

 

Lo sapevate che..............

  • I "farmaci generici" seguono un tipo di sperimentazione che viene condotta con gli "Studi di bioequivalenza", per dimostrarne l'"equivalenza" col farmaco....diciamo così "di marca".
  • Tali studi, vengono effettuati quando scade il brevetto di un preparato e altri possono, per così dire, "copiarlo".
  •  
  • Essi vengono effettuati allo scopo di dimostrare che i 2 farmaci hanno esattamente lo stesso comportamento, la stessa efficacia terapeutica, potenza d'azione, tempo di comparsa dell'effetto e sua durata, effetti collaterali e loro incidenza.

 

Il problema è che...............

  • le sperimentazioni sono fatte su esigui numeri di volontari........SANI!!!

Approfondimenti:

Farmacodinamica: la bioequivalenza dei generici

Il punto di vista dei Comitati Etici sugli studi di bioequivalenza ...

 

 

  

 

 

 

 

12/05/08 h 21,37 12/05/08 h 23

 

Non ho capito bene cosa fa l'infermiere potreste delucidarmi??

Anonimo

 

 

 

 

L'infermiere....assiste, si prende cura, risponde ai bisogni dell'utente, individua i suoi problemi e lo aiuta a risolverli, in modo che possa vivere pienamente,  anche i momenti più difficili, utilizzando le sue risorse .

Patrizia


 

 

                

 

 

15/05/08 h 10,15 15/05/08 h 18,30


 

Mio padre ha un catetere venoso centrale, posizionato in succlavia per la somministrazione di chemioterapici :

ho sentito dire che non è necessario medicarlo tutti i giorni

qual è il giusto tempo che deve intercorrere

fra una medicazione e l'altra?

Grazia

Gentile Grazia,

è vero, la medicazione del catetere venoso centrale non dev'essere eseguita ogni giorno e, in particolare si consiglia una cadenza settimanale, nel caso in cui si utilizzino cerotti trasparenti tipo "Tegaderm", ogni 48/72 ore, se si usano cerotti porosi.

La raccomandazione è che la medicazione venga comunque sostituita, ogni volta che si sporca

PROCEDURA      

  • Lavaggio delle mani
  •  Indossare i guanti puliti per rimozione
  •  Ispezionare il sito di inserzione,  per controllare eventuali segni di  infiammazione o di infezione
  • Utilizzare sol. Fisiologica per detersione della cute, per eliminare disinfettante, coaguli di sangue e cellule epiteliali
  • Asciugare residui di fisiologica    
  • Disinfettare la cute con movimenti circolari  dall’interno all’esterno con Clorexidina in    Soluzione acquosa al 2%         
  • Asciugare residui di disinfettante 
  • Applicare garza sterile  sulla parte del cvc  che fuoriesce dalla cute avendo cura di lasciare visibile il punto di inserzione    
  • Applicare cerotto trasparente  oppure poroso
  • Sostituire la medicazione ogni settimana  se si utilizza il Tegaderm, 48-72 nel caso di cerotto poroso   

La medicazione del CVC deve essere rinnovate ogni qualvolta si presenti bagnata, sporca, staccata  e  più  frequentemente  (72  ore)  quando  il  punto  di  inserzione  non  è  visibile.

Patrizia

 

da                   http://www.evidencebasednursing.it/homepage1.htm

 


 

20/05/08 h. 13,10

20/05/08 h 16,00 

Mia madre ha 92 anni e, in seguito ad una frattura di femore, si è allettata.

Ho il terrore che le vengano le piaghe, cosa posso fare? Può essere utile usare uno di quei materassi ad aria?

Maria  N.

Cara Maria,

poichè non mi hai parlato delle condizioni generali di salute di tua madre, le indicazioni che ti fornisco, sono quelle generali, dirette all'anziano senza particolari problematiche.

Le lesioni da pressione rappresentano un danno della cute, con progressione verso i  tessuti sottostanti, causate dalla pressione, dallo stiramento o dalla frizione; le zone più a rischio sono le prominenze osse, quindi dovrebbe essere ridotto al minimo il contatto fra di esse e la superficie di supporto.

 

 

Si possono distinguere 4 stadi anatomo patologici e clinici:

 

STADIO 1

Eritema della cute,  non reversibile alla digitocompressione

STADIO 2

Ferita a spessore parziale che coinvolge l'epidermide e/o il derma.

STADIO 3

Ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere alla fascia senza però attraversarla.

STADIO 4

Ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti,  necrosi o danno ai muscoli,  ossa,  e strutture di supporto.

Certamente l'utilizzo di un materassino antidecubito, è utile, ma non rappresenta l'unico accorgimento.

Prioritaria nella prevenzone delle lesioni da decubito, è la mobilizzazione: aiuta tua madre a cambiare posizione, almeno ogni 2 ore; attenta però, a non creare frizione o stiramento dei tessuti durante i cambi di posizione.

Ispeziona la cute, in particolare sulle prominenze osse, ogni giorno e poni  attenzione alle aree di eritema persistente: l'arrossamento cutaneo, che non scompare se lo premi con le dita, è il 1° stadio di una lesione da decubito; in questo caso evita la pressione diretta sulle aree danneggiate.

Evita l'eccessivo innalzamento della testata del letto.

E' importante che la cute sia sempre pulita, asciutta e ben idratata; utilizza detergenti delicati e creme idratanti, evitando i massaggi.

Non utilizzare dispositivi a forma di ciambella.

Controlla l'alimentazione e l'idratazione: la dieta dovrà essere ricca variata e con un buon apporto proteico; la quantità  di liquidi  assunti  ogni giorno,  dovrà essere di almeno un litro e mezzo.

Patrizia

 

da          The Joanna Briggs  Institute -

The Prevention of Pressure Related Damage
- Vol 1 Issue 1 1997

The Management of Pressure Related Tissue Damage
- Vol 1 Issue 2 1997

 

 

31/05/08   h 11 31/05/08    h 22,51

Mio fratello ha una PEG, per la nutrizione enterale, la medico tutti i giorni con betadine soluzione ma, la cute circostante risulta sempre infiammata.
Mi date un consiglio
grazie
saluti e complmenti per il sito

Alisea

Cara Alisea,

L'arrossamento della cute peristomale, trova fra le sue cause l'irritazione dovuta alla fuoriuscita di succhi gastrici; dovresti tenere sotto controllo quest'aspetto e informarne il medico.

  • Di regola bisogna controllare giornalmente le cute attorno alla stomia, verificando l’esistenza di eventuali segni di infezione: arrossamento, gonfiore, irritazione, presenza di pus, perdita di succo gastrico.
  • La medicazione va cambiata una volta al giorno per la prima settimana, a giorni alterni per gli 8-10 giorni successivi, poi medicazioni settimanali.

 

  • NON METTERE MAI GARZE TRA LA CUTE ED IL FERMO  ESTERNO DELLA SONDA
  • Se le garze della medicazione si bagnano più frequentemente, sostituirle al bisogno onde evitare macerazioni cutanee. In caso di fuoriuscita di secrezione gastrica lavare la cute attorno la stomia, semplicemente con acqua e sapone, effettuando movimenti a spirale a partire dal punto di inserzione verso l’esterno.
  • Asciugare bene la zona.
  • Eventuali incrostazioni attorno alla stomia possono essere rimosse con acqua ossigenata a 10 volumi.
  • Controllare la posizione della sonda tramite le tacche presenti sulla superficie.
  • Evitare di esercitare trazione sulla sonda stessa (es. durante le manovre di mobilizzazione) ancorandola alla parete addominale con un cerotto.
  • Settimanalmente far compiere dei giri di rotazione completa alla sonda o al bottone per verificare il corretto posizionamento. Se si avverte resistenza, indice di dislocazione della sonda, interrompere l’alimentazione, avvisare il medico perché può essere necessario un controllo endoscopico della sua posizione. 
  •  

 

LE COMPLICANZE LOCALI PIU’ FREQUENTI

1) Allargamento ed arrossamento della stomia.
Può manifestarsi con la perdita di succo gastrico o essere secondaria ad allergica, ad esempio ai saponi o alle creme utilizzate.                                                                              

COSA FARE: pulire accuratamente la cute attorno la stomia con acqua tiepida, applicare una medicazione, da sostituire ogni qualvolta si presenti umida.

Utile può risultare l’applicazione di pomate o paste che creino una barriera protettiva sulla superficie cutanea o cambiare il tipo di detergente usato (può essere utile l’uso dei prodotti a rotazione).

Potrebbe rendersi necessaria la sostituzione della sonda.

 

 

2) Ostruzione della sonda.
L’insufficiente pulizia può provocare nel tempo la formazione di coaguli organici sulla parete della sonda. Anche un eventuale reflusso di succo gastrico che venga a contatto con le sostanze alimentari può determinare la formazione di coaguli ostruenti.             

COSA FARE: in questi casi spremere delicatamente il tubo tra l’indice e pollice e poi effettuare un lavaggio con acqua tiepida e bicarbonato di sodio. Se le incrostazioni sono particolarmente tenaci, provare ad utilizzare 30 ml di Coca Cola o acqua gassata o acqua e bicarbonato. Se non si riesce a disostruire la sonda, avvisare il medico o il servizio che ha applicato la PEG.

 

3) Rimozione accidentale della PEG.
I pazienti in stato confusionale possono accidentalmente strapparsi il tubo.                      

COSA FARE: nel caso di una completa rimozione, coprire la fistola con una garza, mantenere il paziente a digiuno, avvisare il medico.

Se il riposizionamento della PEG non può avvenire in tempi brevi recarsi al più vicino Pronto Soccorso e far applicare  un catetere tipo Foley che mantenga pervio il tratto fistoloso facilitando così le manovre di reinserimento di una nuova PEG. 

 

Patrizia

 

 da   Endoscopia Digestiva - Azienda U.S.L. n° 1 di Massa e Carrara - Ospedale di Massa

http://web.tiscali.it/Endoscopia/Peg.htm

 

 

                                                                                          

 

     03/06/08  h 16,24  

 

03/06/08  h17,20

ciao a tutti!!!

Mio padre ha 89 anni e, da circa un mese, ho difficoltà nell'alimentarlo.

Ogni volta che gli do la minestrina, comincia a tossire e, dopo i primi cucchiai, non riesco più ad andare avanti.

Si alimenta quasi esclusivamente a budini, quelli li ingoia bene.

Come posso fare?

grazie

Monica

 

 

Gentile Monica,

probabilmente tuo padre sta andando incontro ad un problema di disfagia (difficoltà di deglutizione) che lo porta ad aspirare nelle vie aeree il cibo.

Direi che, innanzitutto, dovresti parlarne velocemente con il suo medico e valutare l'opportunità di una visita otorinolaringoiatrica.

In effetti, quando c'è sospetto di disfagia, bisognerebbe sospendere l'alimentazione per via orale, fino al'accertamento specialistico, teso a valutare l'entità del deficit e, quindi il rischio di aspirazione di cibo nelle vie aeree.

Solo a quel punto si potrà decidere se continuare con l'alimentazione per via orale, magari di consistenza modificata e, nel caso sia insufficiente, integrata con infusioni endovenose, oppure passare alla nutrizione enterale tramite sondino naso-gastrico.

I cibi a consistenza modificata, sono alimenti resi di  consistenza omogenea, come il budino che, infatti, degutisce senza problemi.

Non sono indicati i cibi in cui sono mescolate parti solide e liquide, come nella pastina in brodo, nè i cibi filacciosi, fibrosi,  secchi (come le fette biscottate), eccesivamente acidi.

In alcuni casi, sono sconsigliati anche i liquidi, sostituiti da frullati e acqua gelificata.

Ovviamente sarà necessario monitorare attentamente le quantità e qualità di alimenti e liquidi ingeriti, per garantire un adeguato apporto nutrizionale.

Di fondamentale importanza, prima di iniziare il pasto, è la valutazione dello stato di coscienza: tuo padre deve apparire ben sveglio e attivo.

Altra regola generale è la posizone seduta, durante l'assunzione di qualsiasi cosa per via orale.

Anche per quanto riguarda la somministrazione della terapia, le compresse e le capsule, dovranno essere sostituite con altre forme farmacologiche.

Se può sollevarti un pò, posso dirti che, in alcuni casi, esistono specifici programmi riabilitativi per la deglutizione, effettuati dal logopedista.

 

Patrizia

da http://www.evidencebasednursing.it

 


  

 

06/06/2008 h 18:43

Gentilissimi,

sono uno studente di infermieristica e navigando su internet e cercando dei professionisti che potevano darmi una mano ho trovato il vostro sito,veramente stupendo,la presentazione su chi è l’infermiere è qualcosa di bellissimo e mi ha fatto avere un brivido perchè io credo fortemente in questa professione:

sapere per saper fare,e come diceva la famosa Florence l’assistenza infermieristica è una della più belle arti anzi la più bella.

Vi scrivo questa e-mail per chiedervi un aiuto.

Dovrei sviluppare i seguenti casi clinici,io ho delle informazioni,  dei dati e devo sviluppare il resto.

In attesa di un vostro riscontro,

porgo  Distinti Saluti
Ric
1)Un paziente che esce dal comparto operatorio chiede di bere: che dati rileva l’infermiere e cosa dice al paziente?

2)Un paziente è uscito dal comparto operatorio da 2 ore,con gastrectomia totale e laparotomia: che fai?

3)Un paziente con appendicectomia,dopo 5 ore non urina: cosa fai?

4)Un paziente seduto in poltrona con capogiro: cosa fai?

5)Duodeno-cefalo-pancreasectomia,in 2° giornata: dopo aver rilevato i parametri vitali cosa fai?

6)Emicolectomia sinistra, paziente in prima giornata, il paziente presenta vomito e nausea: che fai?

7)Un paziente con emicolectomia destra in 3a giornata, dopo ripresa alimentazione presenta vomito: che significa? cosa fai?

8)un paziente con gastrectomia destra in 4° giornata: che alimentazione farà?

                                                


                                                                          

09/06/2008 19.05

   
Caro Ric,

ecco  quello che, in parte ho trovato sul web, in parte sui libri e, in parte attingendo alla mia esperienza.

Spero di esserti stata utile

Ciao e…..in bocca al lupo!!!

 

 

1) Un paziente che esce dal comparto operatorio chiede di bere: che dati rileva l’infermiere e cosa dice al paziente?

Certamente, la sensazione di sete è abbastanza normale, all’uscita dalla sala operatoria, a causa degli anestetici e dall’astensione dall’assunzione di liquidi, nelle ore precedenti l’intervento.

La domanda è un po’ generica ed io ti rispondo genericamente;

Valutazione in rapporto alla sensazione di sete:

  • Stato di idratazione e bilancio idrico
  • Eventuali ipovolemie, causate da sanguinamenti
  • Temperatura corporea
  • Stato glicemico
  • Presenza di nausea e vomito
  • Dolore

In particolare si rileveranno:

  • Parametri vitali: PA (ipotensione), FC (tachicardia o tachiaritmie), T°, stick glicemico, diuresi, bilancio idroelettrolitico, SPO2, respiro
  • Stato di cute e mucose
  • Stato di agitazione psicomotoria
  • Controllo dei drenaggi
  • Controllo delle medicazioni
  • Valutazione del dolore con scale di valutazione
  • Valutazione di nausea e vomito

Informazione in rapporto alla sensazione di sete:

si spiegherà all’utente e ai familiari ,

  • Che la sete è, purtroppo molto frequente, nel post operatorio, quale effetto collaterale dei farmaci anestetici
  • Che comprendiamo il disagio e ce ne dispiace ma,  al momento, non possiamo permettere l’assunzione di liquidi, per prevenire o evitare il peggioramento di nausea e vomito.
  • Che, per quanto sgradevole, quella che prova è solo una sensazione in quanto gli sono assicurati, tramite infusione endovenosa, i liquidi necessari
  • Che una garza bagnata, potrà dare un po’ di sollievo
  • Tempi e modi in cui l’utente riprenderà a bere (variano a seconda del tipo di intervento, del tipo di anestesia e dei tempi di ripresa individuali). Si dovrà fare attenzione che le informazioni offerte, vengano rispettate, quindi spiegare anche le condizioni che permetteranno la ripresa dell’assunzione di liquidi. Riservarsi la rivalutazione .                  Es: “Potrà cominciare a bere a piccoli sorsi fra circa 4 ore se non avrà nausea e vomito; comunque saremo noi a controllarla e a darle il via”. Dovremo essere consapevoli che, l’utente e i familiari, da quel momento, inizieranno una sorta di conto alla rovescia, fino all’ora x, che attenderanno con ansia.

 

2) Un paziente uscito dal comparto operatorio da 2 ore,con gastrectomia totale e laparotomia: che fai?

Nella fase postoperatoria si valuta la comparsa di complicanze secondarie all’intervento quali: emorragie, infezioni, distensione addominale.

  • Rilevare tempestivamente sanguinamenti e infezioni:
  1. Valutazione dello stato di coscienza.
  2. Valutazione dei parametri vitali, compresa la temperatura corporea
  3. Controllo dei drenaggi e del sng e della qualità e quantità del materiale drenato
  4. Valutazione e controllo delle medicazioni per rilevare tempestivamente eventuali sanguinamenti
  5. Controllo della diuresi e del bilancio idroelettrolitico
  6. Avvisare il medico, se necessario
  • Prevenire la polmonite da stasi
  1. Controllo del respiro e di eventuali rumori respiratori;
  2. agevolare il cambio posturale, in modo compatibile con la ferita chirurgica;
  3. stimolare a tossire, tenendo premute le mani sulla ferita;
  4. percussioni toraciche
  5. controllo dei caratteri dell’espettorato
  • Garantire il massimo confort possibile
  1. Valutazione del dolore tramite scale e gestione della terapia antidolorifica, secondo i protocolli interni all’UO
  2. Valutazione di nausea e  vomito, se presente e gestione della terapia antiemetica secondo i protocolli interni all’UO
  3. Rilevare presenza di singhiozzo e somm.re farmaci spm o da protocollo
  4. Gestione  della sete : si rimanda al caso precedente
  5. Orientare la persona nel tempo e nello spazio
  • Garantire la somministrazione della terapia
  1. Controllo delle infusioni e degli accessi venosi
  • Controllare la graduale ripresa delle funzioni gastrointestinali
  1. Controllo di eventuali gonfiori addominali
  2. Controllo della canalizzazione, quindi eventuale apertura dell’alvo a feci (controllo caratteri) e gas.
  • Garantire un’adeguata informazione
  1. Informazione all’utente e ai familiari, sull’intervento, sul decorso post operatorio, su quanto viene fatto
  2. Documentare quanto osservato e gli eventuali interventi
  • Instaurare o mantenere un’efficace relazione terapeutica
  1. Dimostrarsi interessati e disponibili all’ascolto
  2. Gestire ansie e paure
  3. Dimostrare che siamo presenti e che faremo tutto quanto è necessario.


3) Un paziente con appendicectomia,dopo 5 ore non urina: cosa fai?

L’oligo-anuria, post operatoria, può essere segno di :

  • shock settico,
  • ipovolemia causata da sanguinamenti,  
  • disidratazione, causata dal vomito specie in malati defedati,
  • ipotensione marcata.

Gli interventi da attuare sono:

  1. controllo parametri vitali: pa, fc, polso (rilevazione polso piccolo e frequente), respiro (valutare presenza di polipnea e dispnea
  2. Valutazione dello stato di coscienza e di un eventuale stato di agitazione psicomotoria
  3. Valutare la quantità e la qualità di vomito, se presente.
  4. Controllare medicazioni, drenaggi e sng e valutare quantità e qualità del materiale drenato
  5. Controllare la distensione addominale
  6. Controllare quantità e qualità delle feci, se presenti
  7. Valutare l’idratazione di cute e mucose
  8. Avvisare il medico, se necessario.
  9. Controllare le vie infusionali e gli accessi venoso.
  10. Se l’utente ha un catetere vescicale, controllarne il corretto posizionamento e funzionamento.

4) Un   paziente seduto in poltrona con capogiro: cosa fai?

  1. Tranquillizzare la persona che ci siamo noi, non può cadere e che non c’è nulla di cui allarmarsiDirgli di guardare davanti a sé
  2. Chiedere com’è il capogiro per valutare se si tratta  una sensazione di  sbandamento, di fluttuare, di debolezza, di svenimento oppure se si tratta di vertigini, nel qual caso valutarne soggettività (gira lui) o oggettività (girano le cose)
  3. Chiedere se cambia al cambiare della posizione, se è presente nausea e/o cefalea
  4. Rilevare l’eventuale presenza di nistagmo
  5. Chiamare qualcuno che ci porti il necessario per il rilevamento dei parametri vitali e che eventualmente ci aiuterà per posizionarlo a letto
  6. Rilevare i parametri vitali.
  7. Se, nella norma, attendere il tempo necessario per vedere se è un malessere passeggero, altrimenti posizionare il malato a letto e chiamare il medico.

5) Duodeno-cefalo-pancreasectomia,in 2° giornata,dopo aver rilevato i parametri vitali: cosa fai?


Necessità di:

  • Accurato monitoraggio paziente (PA, FC, diuresi, glicemia, glicosuria)
  • Accurata valutazione dei drenaggi
  • Supporto nutrizionale artificiale
  • Attenzione alla comparsa di complicanze

OBIETTIVI ASSISTENZIALI NEL POST-OPERATORIO (in Terapia Intensiva post-chirurgica,TICH):

1. Il paziente, accolto nella nuova unità di degenza, mantiene parametri vitali adeguati;

2. Respira spontaneamente all’estubazione;

3. Non manifesta uno stato ansioso né di agitazione, grazie anche al coinvolgimento del caregiver e dei familiari;

4. Non lamenta dolore;

5. Non va incontro a squilibri glicemici;

6. Non evidenzia segni di complicanze precoci;

7. Collabora con l’infermiere nella mobilizzazione precoce ed esegue tutti gli esercizi respiratori, insegnatigli nel pre-operatorio.

 

INTERVENTI INFERMIERISTICI NEL POST-OPERATORIO (in TICH):

1. Viene preparata adeguatamente l’unità di degenza per accogliere il paziente, che giunge, dalla limitrofa Camera Operatoria, ancora intubato (per evitare che sia sveglio nel momento del passaggio dalla barella al letto e possa viverlo come un trauma), accompagnato da un medico anestesista e da un infermiere di sala per il passaggio delle consegne infermieristiche; In terapia intensiva il paziente viene accolto da un medico rianimatore e da due nfermieri;

2. Si assiste e si collabora con l’anestesista per la preparazione del Ventilatore meccanico ed il collegamento, a questo, del paziente;

3. Si rilevano i parametri vitali, ogni ora per le prime 12 ore, ogni due ore per le 12 ore successive e ogni 4 ore dopo 24 ore e si registrano su apposite schede infermieristiche (P.A. cruenta e non, F.C., SaO2, T.C., P.V.C., ECG, diuresi oraria con urinometro, ecc..);

4. L’infermiere si occupa del posizionamento e della gestione di un riscaldatore –termico temporaneo;

5. Si esegue: un prelievo ematico venoso e arterioso, un rx torace, un ecg, di controllo post-operatori;

6. L’infermiere sorveglia i due drenaggi addominali, tramite l’osservazione ed il controllo del contenuto;

7. Ogni 4 h circa si verifica la pervietà del S.N.G. ed il suo contenuto;

8. Ogni 2 h si esegue un controllo glicemico, tramite emoglucotest, si registra e si somministra, se necessario, insulinoterapia come da protocollo;

9. Si tiene sotto controllo la sintomatologia dolorosa del paziente, tramite una terapia antalgica specifica, prescritta (con pompa antalgica elastomerica o con pompa siringa);

10. L’infermiere collabora ed assiste il medico anestesista nelle manovre di estubazione (previo controllo EGA + Pulsossimetrico) e posizionamento di Ossigenoterapia con Venturi-Mask a percentuale prescritta;

11. Si cerca di rassicurare il paziente e di diminuire il suo stato d’ansia, legato anche all’ambiente, coinvolgendo i familiari tramite la figura del caregiver;

12. L’infermiere si occupa della somministrazione della terapia parenterale prescritta (NPT tramite C.V.C., farmaci per via I.M, E.V, S.C., ecc..), con controllo e registrazione nella scheda infermieristica;

13. Alle ore 24 di ogni giorno, si esegue il bilancio idrico;

14. Si cerca di prevenire e controllare: le possibili complicanze post-operatorie precoci (emorragie, distensione addominale, occlusione intestinale, ecc..) e le infezioni (vie urinarie, vie respiratorie, ecc..);

15. L’infermiere mobilizza precocemente (Iª giornata) il paziente, dal letto alla poltrona, utilizzando anche un sollevatore meccanico, qualora non ci fosse collaborazione da parte del paziente stesso;

16. In IIIª- IVª giornata dall’intervento l’anestesista ed il chirurgo, dopo alcune valutazioni, decidono la dimissione dalla Terapia Intensiva post-chirurgica ed il trasferimento del paziente, nel reparto di degenza, dopo l’esecuzione degli ultimi controlli ematochimici e della medicazione dei siti chirurgici, dei drenaggi e del C.V.C. Il paziente viene poi accompagnato da un ausiliario e da un infermiere di T.I.CH, fino alla sua unità di degenza iniziale, dove è atteso da due infermieri di reparto; Naturalmente i tempi indicati per il trasferimento, si riferiscono ad un caso ideale, senza complicanze;

 

OBIETTIVI ASSISTENZIALI NEL POST-OPERATORIO (nel reparto di degenza):

1. Il paziente mantiene parametri vitali nella norma;

2. Non manifesta dolore;

3. Collabora con le diverse figure professionali

presenti e con il caregiver, nell’esecuzione di tutti gli esercizi riabilitativi necessari;

4. Esegue gli esercizi di respirazione profonda, tosse ed espettorazione che ha imparato precedentemente, mantenendo, così, un’adeguata funzionalità respiratoria;

5. Recupera un’alimentazione adeguata, senza squilibri glicemici ed altre complicanze;

6. Riattiva la sua funzionalità vescicale spontanea;

7. Non evidenzia segni di complicanze tardive;

8. Comprende l’importanza di tutti gli insegnamenti ed i consigli fornitigli riguardo alla convalescenza a casa, ad un diverso stile di vita, ai controlli a distanza da eseguire, ecc.

 

INTERVENTI INFERMIERISTICI NEL POST-OPERATORIO (nel reparto di degenza):

1. Viene preparata l’unità di degenza per accogliere il paziente, al rientro dalla T.I.CH. Tra l’infermiere di reparto e quello di Terapia Intensiva, avviene uno scambio di documentazione e di consegne infermieristiche, riguardanti le condizioni cliniche del paziente stesso;

2. L’ infermiere osserva e rileva i parametri vitali (P.A, F.C., T.C., diuresi oraria con urinometro), che vengono trascritti nella documentazione infermieristica;

3. Si verifica la pervietà ed il contenuto del S.N.G., con aspirazioni ripetute circa ogni 4h; si effettua un controllo quali-quantitativo dei due drenaggi addominali, in aspirazione;

4. Viene eseguito un controllo glicemico, con emoglucotest,  4 volte al dì, cioè ogni 6h, con eventuale somministrazione di terapia insulinica da protocollo;

5. Si verifica la presenza/assenza di dolore e si somministra la terapia antalgica prescritta in infusione continua (pompa elastomerica) o a piccoli boli all’occorrenza;

6. Si collabora con il medico chirurgo nella visita di accettazione in reparto;

7. L’infermiere prepara e somministra la terapia parenterale prescritta (N.P.T., terapia E.V., I.M., ecc..);

8. Alle ore 21 di ogni giorno si esegue il bilancio idrico;

9. Si rendono partecipi i familiari, tramite la figura del caregiver e dello psicologo di reparto; 

10. Il paziente viene incentivato ed aiutato nella mobilizzazione e nell’esecuzione degli esercizi di respirazione profonda, tosse ed espettorazione, appresi nel pre-operatorio;

11. Si tengono sotto controllo e si cercano di prevenire le complicanze post-operatorie tardive (polmoniti, atelectasie, fistole bilio-pancreatiche, infezioni di diversa natura, ecc..);

12. In Vª giornata dall’intervento chirurgico, il paziente esegue un rx transito con Gastrografin, per verificare la continenza anastomotica, che,  se positiva permetterà la rimozione del S.N.G. e l’assunzione di una dieta idrica a piccoli sorsi;

13. Viene rimossa la N.P.T.ed il C.V.C.( con l’invio della punta in laboratorio per il follow-up delle infezioni nosocomiali) e viene ripristinato lentamente un nuovo regime alimentare, che porta fino ad una dieta ipercalorica- iperproteica a cinque pasti frazionati;

14. Si rimuove il catetere vescicale, per ripristinare la funzionalità spontanea alla minzione, che verrà controllata scrupolosamente continuando a raccogliere le urine in un contenitore per altre 24h;

15. Si attua un piano di educazione sanitaria, rivolto al paziente ed ai suoi familiari, riguardante il periodo di convalescenza a casa: regime dietetico, controlli glicemici e somministrazione insulino-terapia se necessaria, riposo, controlli radiologici a distanza, visita chirurgica ed oncologica ambulatoriale, servizi assistenziali sul territorio, ecc…

Si danno informazioni relative al ritiro della cartella clinica e dell’esame istologico definitivo, necessari per la visita oncologica;

16. Si dà collaborazione ed assistenza al chirurgo nella ritrazione dei drenaggi, con rimozione e nuovo ancoraggio del punto di sutura; si preleva, su sua prescrizione, un campione di liquido di drenaggio, per la ricerca di amilasi e lipasi (per scongiurare la presenza di fistole bilio-pancreatiche, o altro);

17. In VIIª-VIIIª giornata d’intervento (nei casi ideali, senza complicanze), vengono rimossi i punti di sutura e i drenaggi;

18. Il paziente viene dimesso.

Tratto da Ipasvi Roma “Infermiere oggi”. Anno XIV n. 4 –Ottobre- dicembre 2004- L’assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad intervento di duodeno-cefalo-pancreasectomia (d.c.p.) in laparoscopia pre e post-operatorio" di C. Anselmo, C. Carola,  P. Moretti, T. Viglianti, G. Allegretti, M.T. Calandro, F. Conti, M. D’Addario

 

6) Emicolectomia sinistra, paziente in     
prima giornata, il paziente presenta vomito e nausea: che fai?

  • Rassicurare e far sentire la nostra presenza
  • Eliminare tutto ciò ce può provocare disgusto
  • Far assumere una posizione confortevole
  • Portare una bacinella
  • Premere con le mani sulla stomia, per evitare la deiscenza della ferita e il prolasso a causa dei conati
  • Controllare i caratteri e la quantità del vomito
  • Somministrare antiemetici spm o secondo protocollo
  • Al termine controllare la stomia, la ferita chirurgica e il materiale drenato

 

7) Un paziente con emicolectomia destra in 3° giornata,dopo ripresa alimentazione presenta vomito che significa? cosa fai?


Le cause del vomito dopo emicolectomia destra e ripresa dell’alimentazione possono essere:

  • ileo paralitico post operatorio prolungato
  • mancata canalizzazione.
  • Controllare la peristalsi intestinale e la presenza di distensione addominale.
  • Controllare la presenza di materiale nella sacca di raccolta della stomia (quantità e caratteri)
  • Sospendere alimentazione
  • Controllare quantità e qualità del ristagno gastrico tramite aspirazione dal sng
  • Assistenza alla persona con vomito
  • Avvisare il medico

 

8) Un paziente con gastrectomia destra in 4° giornata: che alimentazione farà?

SUBITO DOPO L’OPERAZIONE

Nella fase successiva all’intervento al malato vengono infusi via endovena liquidi e sali minerali per 2-3 giorni fino al momento in cui sarà in grado di mangiare e bere autonomamente.

Un sondino naso-gastrico per alcuni giorni, verrà inserito per drenare i liquidi che si accumulano a causa della stasi gastrica e/o intestinale dovuta all’anestesia e all’intervento. In questo modo il paziente non accusa il comune senso di nausea e vomito.

Trascorso questo intervallo al paziente è consentito bere piccoli sorsi d’acqua, aumentando gradualmente la quantità nell’arco di un paio di giorni fino a che potrà seguire una dieta leggera: di solito 4 - 5 giorni dopo l’intervento. Ovviamente inizierà con piccoli pasti, suddivisi nell’arco della giornata

da Fondazione AIOM

 

 



 

 

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